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....senza stancarsi

In tredici anni, è la sesta volta che l’ADEAT si è recata in Madagascar. Siamo partiti il 2 luglio in sette: io Paola, mio marito Maurizio e Don Renzo per la prima volta, Ermanno, Gianna, Pina e Marisa invece sono stati già altre volte.

Questa volta però abbiamo preso un impegno in più: vedere possibilmente tutti i 165 bambini che ricevono sostegno nella scuola da famiglie italiane e amministrato dall’ADEAT.

Dopo 360 km, prima e principale tappa Andriamena: tre giorni di festa per l’inaugurazione di 4 aule nella scuola “P. Valeriano Marchionni”, due costruite dall’ADEAT e due dalle suore di Roma, in collaborazione con la popolazione, che le hanno dedicate a Madre Teresa Cucchiari. Alzabandiera, discorsi di autorità, balli, tanti balli, perfino le suore hanno ballato; oltre 500 bambini ballando con i loro corpi hanno scritto 10, ricorrenza dell’inaugurazione della scuola, poi hanno scritto ADEAT e poi PVM (P. Valeriamo M.); suore attive, dinamiche, organizzatrici; bambini, precisi, attenti, naturali, meravigliosi, belli, bellissimi, con magliette, gonne e pantaloncini con i colori trinitari rosso, blu e giallo (il bianco era troppo delicato a contatto con la terra rossa); hanno perfino organizzato un carnevale che ha sfilato per la cittadina. Le mamme orgogliose e premurose; umili nella loro povertà, sobrie nel consumare una ciotola di riso per pranzo. La festa si è conclusa con una S. Messa solenne di ringraziamento con canti e balli, senza guardare l’orologio, presieduta dal Vicario P. Domenico Ferrazza. Brava la Comunità delle suore, la Superiora Victoire e la Direttrice Euphrasie. Abbiamo lasciato qui 5 valigie colme di medicine, materiale scolastico, caramelle e vestiario.

Poi ritorno ad Ambatondrazaka. Accoglienza fraterna, come in famiglia, nel Vescovado con P. Domenico, P. Leopoldo e le suore; una grande riconoscenza al sacrificio del Vescovo Mons. Antonio Scopelliti che dalla capitale è voluto tornare almeno per salutarci.

Ad Antinalatoby ci ha accolto Suor Stefania, ultra ottantenne l’ultima italiana, che da una novizia ci ha fatto visitare la grande scuola dalla materna al liceo, l’allevamento degli animali e il dispensario. Durante il pranzo le novizie ci hanno fatto omaggio di un canto italiano. Di corsa a Moramanga dove il veterano P. Carmine ci ha mostrato le tombe di P. Gino e P. Alberto e ci ha fatto vedere il frutteto; abbiamo pernottato nel “Centro di Spiritualità Mons. Di Donna”. Una doverosa visita e una simpatica e serena chiacchierata con il Vescovo Mons. Gaetano Del Piero; un veloce saluto al Vicario P. Giovanni Di Marco. A Soaviandriana abbiamo pregato sulla tomba di P. Valeriano Marchionni e ad Ambohiday, poco distante da Tsirinomandity, abbiamo preso atto che da una casa, per un soggiorno momentaneo dei Padri, è diventata, con scuola e chiesa intitolate alla“Madre del Buon Rimedio”e con stanze per riunioni e corsi di formazione, un centro di grande espansione. Le stanze costruite dall’ADEAT sono state adibite per l’accoglienza e la visita dei bambini piccolissimi. Invece nella città abbiamo appena salutato il Vescovo Mons. Gustavo Bombin e P. Ettore perché impegnati con la celebrazione diocesana per l’anno della fede.

A Merimandroso vicino alla capitale Antananarivo il vicario Vescovile ha benedetto l’ultima opera dell’ADEAT: Il Centro di Formazione Agricola, responsabile P. Michel Rivo; sono stati presenti diversi Padri e studenti trinitari, autorità civili e la popolazione circostante. Il Centro è tutto da arredare; con P. Michel abbiamo discusso sulla sua urgente funzionalità, sul suo completamento e sul suo ampliamento. Poi nel sud a Fianarantsoa, oltre 400 km dalla capitale, con P. Filippo, anziano missionario spagnolo, abbiamo visto l’ultima opera dei Padri: la nuova parrocchia con la chiesa intitolata alla Trinità, la casa e la scuola. Nel ritorno sosta ad Antsirabè; il Superiore P. Pierre Ramananandro ci ha fatto visitare il collegio degli studenti di filosofia, la chiesa parrocchiale e la scuola elementare.

Ad Antananarivo il parroco P. Pierre Andriamahita ci accompagnati a vedere la grande e bellissima chiesa di Cristo Re, uno studio medico, laboratori di ricamo per ragazze e la mensa dei poveri.

Sempre nella capitale un omaggio alle comunità e alla scuola delle suore trinitarie accolti da Madre Teresa responsabile provinciale.

ogni parrocchia abbiamo salutato le fraternità di laici trinitari.

Abbiamo visitato i carcerati: uomini, donne e minorenni di Ambatondrazaka, Moramanga e Fianarantsoa, in accordo con l’Associazione “Il Percorso della vita” di Cristina Falco; con loro abbiamo pregato e cantato; tanti carcerati in poco spazio; si sono vestiti decentemente per noi; calmi, sereni, dignitosamente rassegnati, con la mente rivolta alla speranza di un cambiamento che non si sa quando

arriverà; abbiamo distribuito a loro qualche caramella, le hanno accolte con le due mani aperte, e con la semplicità dei bambini e la consapevolezza che non è stata una elemosina ma un segno di amore fraterno, ci hanno ringraziato.

Abbiamo girato e abbracciato quasi tutti i bambini affidati a noi in adozione: da Ambatondrazaka, ad Antananarivo, a Fianarantsoa, nei d’intorni di Miarinarivo, di Morarano, e di altri paesi; abbiamo fatto le foto con loro e con i loro genitori, segno di impegno,trasparenza, correttezza e onestà dell’ADEAT verso le famiglie che danno il contributo per il loro studio. Di qualcuno abbiamo visto anche l’abitazione: indescrivibile, inimmaginabile; abbiamo scrutato dentro il loro cuore una immensa tristezza; ci hanno dato una lezione di vita. Abbiamo dato loto caramelle e materiale scolastico; con tanta delicatezza e gentilezza ci hanno ringraziato.

Speriamo di poter accogliere la richiesta di P. Gilbert per un motocoltivatore per Andriamena, di P. Felix per i banchi di Ambohiday, di P. Jerome per un locale-laboratorio per i carcerati di Miarinarivo.

Abbiamo realizzato il nostro programma; abbiamo sofferto, abbiamo gioito; abbiamo ingoiato amarezza per tanta miseria e abbandono; abbiamo accettato la nostra incapacità di non poter fare di più; io, Maurizio e Don Renzo angosciati e sconvolti per una realtà inimmaginabile.

Ringraziamo tutti coloro che con tanto cuore ci hanno accolto e ospitato, particolarmente il Padre Ministro di Soavambahoaka.

Ringraziamo tutti voi bambini, da Andriamena a Fianarantsoa e sparsi per oltre 800 km: il vostro fascino, il vostro sorriso e il vostro dolce “merci” per una caramella, sono scolpiti dentro di noi.

Ma già il “mal del Madagascar” comincia a lievitare; non finisce qui.

Per l’ADEAT

Paola Silveri

 

CURIA GENERALE
OSST. NUMERO SPECIALE

 

ROMA
17 dicembre 2013


Messaggio di Sua Santità Papa Francesco
al Ministro generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi
in occasione dell’ VIII° centenario del transito di San Giovanni de Matha
e il IV° centenario della morte di San Giovanni Battista della Concezione

Al Reverendissimo Padre
Fra’ José Narlaly
Ministro Generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi


Caro Fratello,
In quest’anno in cui l’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi nonché tutti coloro che si trovano uniti ad esso con vincoli spirituali, ricordano l’ottavo centenario della morte del loro Santo Fondatore, Giovanni de Matha, e i quattrocento anni del felice transito di san Giovanni Battista della Concezione, Riformatore dello stesso Ordine, voglio unirmi alla vostra azione di grazie a Dio Trinità per queste figure emblematiche per la Chiesa, rivolgendovi questo semplice messaggio di incoraggiamento e di accompagnamento per progredire con entusiasmo e decisione sul cammino spirituale che essi tracciarono, a gloria di Colui che è tre volte Santo, e per il bene di coloro che sono sottoposti alle diverse prove della vita.
L’antico motto: Hic est Ordo adprobatus, non a sanctis fabricatus, sed a solo summo Deo (San Giovanni Battista della Concezione, Obras III, 45) che i religiosi trinitari proclamano da sempre, ha la sua radice nella coscienza profondamente radicata in loro che questo carisma è
un dono di Dio, accolto dalla Chiesa dal suo inizio con l’approvazione

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pontificia. Dio ha primereado, preso l’iniziativa, scegliendo questi suoi servi per manifestare in loro le sue misericordie. Essi seppero accettare la sfida, in docilità alla Chiesa che discerne i carismi. Così, se oggi celebriamo i dies natales del vostro Fondatore e Riformatore, lo facciamo precisamente perché furono capaci di rinnegare se stessi, di prendere con semplicità e docilità la croce di Cristo e di mettersi completamente, senza condizioni, nelle mani di Dio perché Egli costruisse la sua Opera.
Tutti siamo chiamati a sperimentare la gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù, per vincere il nostro egoismo, per uscire dalle proprie comodità e per avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (cf. Evangelii gaudium, 20). Questo è quel che fecero, con la loro vita e coraggio apostolico, san Giovanni de Matha e san Giovanni Battista della Concezione. Essi, che conducevano una vita religiosa, rispettabile, ma forse un po’ comoda e sicura, ricevettero da Dio una chiamata che li ha completamente capovolti e indotti a spendersi e logorarsi a favore dei più bisognosi, di coloro che soffrivano di più, per proclamare la loro fede nel Vangelo, a coloro ai quali il mondo voleva togliere quella gioia. Attraverso i secoli, in perfetta sintonia con lo spirito fondazionale, la Casa della Santa Trinità è stata casa del povero e del derelitto, un posto dove si curano le piaghe del corpo e
dell’anima, e questo con la preghiera, che, come ben diceva il vostro Santo Riformatore, è una medicina migliore di tanti rimedi, e anche con la dedizione incondizionata e con il servizio disinteressato e amorevole. Il lavoro, lo sforzo e la gratuità si trovano condensati nella Regola di san Giovanni de Matha con le parole Ministro e sine proprio (Regola Trinitaria, n. 1). Infatti, per i Trinitari è palese, e da essi dobbiamo imparare tutti, che nella Chiesa ogni responsabilità o autorità deve essere vissuta come servizio. Quindi la nostra azione deve essere spoglia di qualsiasi desiderio di lucro o di promozione personale, e deve cercare sempre di mettere in comune tutti i talenti ricevuti da Dio, per indirizzarli, come buoni amministratori, al fine per il quale sono stati concessi, e cioè, per dare sollievo ai più svantaggiati. Questo è l’interesse di Cristo, e perciò le case della vostra Famiglia hanno la «porta sempre aperta» per l’accoglienza fraterna (Direttorio primitivo delle Suore Trinitarie, 2, cf. Evangelii gaudium, 46).
Adesso, nell’unirmi al vostro canto di lode alla Santissima Trinità per questi grandi santi, voglio pregarvi che, seguendo il loro esempio, non lasciate mai di imitare Cristo e, con la forza dello Spirito Santo, vi consegniate con umiltà a servire il povero e lo schiavo. Oggi ce ne sono tanti. Li vediamo ogni giorno e non possiamo passare oltre, limitandoci a dire una buona parola. Cristo non ha fatto così. È condizione di vita avere i sentimenti che aveva
Cristo, per vedere il suo volto in colui che soffre, offrendogli la consolazione e la luce che sgorga dal suo Cuore trafitto. Osate, pure, primerear, prendere l’iniziativa (cf. Evangelii gaudium, 24), così come san Giovanni Battista della Concezione proponeva ai suoi frati con la simpatica immagine di un gioco di carte, cercando di far capire che nella scommessa per il povero vinciamo la vita autentica e beata.
Per il Santo, è questa la sfida che Dio ci fa: i suoi poveri, e se perdiamo questa mano - ci dice -, siamo totalmente persi (Obras III, 79). Non cercate, dunque, per le vostre opere e iniziative apostoliche, altro fondamento se non «la radice della carità» e «l’interesse di Cristo», che il mio predecessore, Innocenzo III, ha considerato quali perni essenziali di questo modo nuovo di vita che approvava con la sua autorità apostolica (Operante divine dispositionis clementia, Bolla 17.12.1198).
Nel salutarvi, mentre elargisco la Benedizione Apostolica su tutti i membri dell’Ordine e della Famiglia Trinitaria, prego che, com’è vostra immemorabile tradizione, non smettiate di pregare per il Papa. So che questa intenzione è costante insieme a quella per i poveri, e che le presentate al Signore tutte le sere. Mi piace assai pensare che voi, nella preghiera, mettete il Vescovo di Roma insieme ai più poveri, e questo mi ricorda che io non posso dimenticarmi di loro, così come non li ha mai dimenticati Gesù, che sentì nel più profondo del suo Cuore che egli è stato inviato per portare ad essi una buona novella e che, con la sua povertà, ci ha resi tutti ricchi (cf. Lc. 4,18; 2 Cor. 8,9). Che Egli vi benedica e la Vergine Santa abbia cura di voi.


Fraternamente, L.S.
Dal Vaticano, 17 dicembre, solennità di San Giovanni de Matha, dell’anno 2013, primo del mio Pontificato.
L.S.: Timbro secco con lo stemma e iscrizione: FRANCISCUS PONTIFEX MAXIMUS


Ringraziamo di cuore Sua Santità, per le sue parole di comunione spirituale e incoraggiamento per il nostro apostolato in occasione dell’VIII centenario della morte di San Giovanni de Matha e il IV centenario della morte di San Giovanni Battista della Concezione. Ci impegnamo a continuare la nostra strada di consacrati (religiosi, monache, religiose, laici e associati) trinitari, per la gloria della Santa Trinità redentrice degli schiavi, in perfetta comunione con la Sede di Pietro e ci impegnamo, come vuole la tradizione della nostra Famiglia religiosa, di pregare perché il Signore conservi a lungo il nostro Santo Padre, il Papa e la pace della Santa Chiesa (Regola 1198).