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I grandi uomini della Chiesa, chiamati a adeguarne lo spirito alle esigenze dei tempi ed alle necessità degli uomini, sono riusciti nel loro intento perché hanno saputo interpetrare il Vangelo, seguendo le orme di Cristo che è via, verità e vita. 
S. Giovanni de Matha e S. Felice di Valois, i fondatori dell'Ordine della santa Trinità e degli schiavi, nella loro Regola, a differenza di S. Benedetto e di S. Francesco d'Assisi, hanno citato poco il Vangelo, ma lo danno messo molto in pratica. 
Hanno saputo, applicando il Vangelo, amare Dio Trinità salvaguardando la dignità degli emarginati, dei poveri e dei diseredati. Hanno portato la Trinità all'uomo.
In queste schede si fa il confronto tra la Regola ed il Vangelo.

SCHEDE COMPARATIVE TRA LA SACRA SCRITTURA E LA REGOLA TRINITARIA

Il vero seguace di Cristo trae i propri principi dalla sacra Scrittura. Cosi hanno saputo fare i grandi santi, che sono diventati il sale della terra. S. Giovanni de Matha è stato uno di questi. Lo ha dimostrato con la vita ed insegnato con la Regola , che è un esempio stupendo di come le verità espresse nelle Scritture possono avere applicazione nella realtà della vita quotidiana.

SCHEDA N°1.
VANGELO: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt. 28,19). 
Il battesimo, dato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, segna l'ingresso d'ogni uomo nella Chiesa di Cristo. Per questo tutta la sua vita deve essere vissuta all'insegna della Trinità. 
REGOLA TRINITARIA: "Nel nome della Santa ed individua Trinità" (Prologo) - "I frati della casa della Santa Trinità vivano sotto l'obbedienza del prelato della loro casa, che si chiamerà Ministro, in castità e senza nulla di proprio" (cap. 1) - "Tutte le chiese di questo Ordine siano dedicate al nome della Santa Trinità e siano di struttura semplice" (cap. 3).
S. Giovanni de Matha consacra la Regola , la vita dei frati, le loro dimore ed i loro luoghi di culto alla Trinità perché vuole amare, e fare amare, Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente.

SCHEDA N°2.

Redenzione degli schiaviVANGELO: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt. 22,39) 
Non si può dire d'amare Dio se non si ama il prossimo, vale a dire il fratello che versa in tristi condizioni. 
REGOLA TRINITARIA: "Tutti i beni da qualunque parte provengano lecitamente, li dividano in tre parti uguali; ed in quanto due parti saranno sufficienti, compiano con esse opere di misericordia. La terza parte, invece, sia riservata al riscatto degli schiavi” (Dal cap. 2). 
S. Giovanni vuole che i frati della casa della Santa Trinità condividano con gli emarginati dalla società tutti i loro introiti.

 

 

 

SCHEDA N°3.
VANGELO: "Questo è il comandamento mio che vi amiate scambievolmente" (Gv. 15,12). 
Il segno di distinzione dei veri seguaci di Cristo è l'amore reciproco che abbatte le barriere pregiudiziali.
REGOLA TRINITARIA: "Tale sia la carità tra i frati chierici e laici, che abbiano lo stesso cibo, vestito, dormitorio, refettorio e la stessa mensa" (cap. 15). 
Lo stato di vita per i frati della casa della santa Trinità non è una causa di privilegio ma motivo di servizio.

SCHEDA N°4 
VANGELO: "Chi vorrà tra voi diventare grande, sarà vostro servo” (Mt. 20,20). 
Per i seguaci di Cristo, il primato non è sinonimo d'autoritarismo ma di servizio verso la comunità dei fratelli. 
REGOLA TRINITARIA: “I frati della casa della santa Trinità vivano sotto l'obbedienza del prelato della loro casa, che si chiamerà Ministro (servitore)" (cap. 1) - "Il Ministro provveda fedelmente a tutti i suoi frati come a se stesso" (cap. 5) - "Il Ministro provveda con premura a osservare in tutto la Regola , come gli altri frati" (cap 29). 
Nelle case della Trinità autorità non significa accaparramento di privilegi ed onori ma fedele esecuzione delle norme di vita per il servizio dei fratelli.

SCHEDA N°5

Opere di misericordiaVANGELO: "Ebbi fame e mi deste da mangiare. Ebbi sete e mi deste da bere. Fui pellegrino e mi albergaste. Ero nudo e mi rivestiste, infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi" (Mt. 25,35/36). 
Cristo s'identifica con gli emarginati dalla società a tal punto che lega alla loro accoglienza la salvezza di ognuno di noi. 
REGOLA TRINITARIA: "La terza parte (di tutti i beni dell'Ordine) sia riservata per la redenzione degli schiavi che sono incarcerati dai pagani per la fede di Cristo: pagando un prezzo ragionevole per il loro riscatto oppure per il riscatto di schiavi pagani, perché poi, a prezzo conveniente e con retta intenzione, sia liberato lo schiavo cristiano commutandolo, secondo i meriti e lo stato delle persone, con lo schiavo pagano" (dal cap. 2). - "La cura degli ospiti, dei poveri e di tutti i viandanti sia affidata a un frate tra i più prudenti e benevoli, il quale li ascolti e, se. ne sarà il caso dia loro il conforto della carità" (dal cap. 17). 
Giovanni ed i frati della casa della Santa Trinità non solo sfamano, dissetano e vestono i poveri, ma li accolgono nelle loro dimore. Non solo visitano i carcerati, ma danno loro la libertà pagando di proprio.

SCHEDA N°6 
VANGELO: "Se il tuo fratello ha commesso una mancanza contro di te, va e correggilo fra te e lui solo; se ti ascolta hai guadagnato il tuo fratello; ma se non ti ascolta, prendi con te una persona o due affinché sulla parola di due o tre testimoni sia decisa ogni questione; e se ricusa di ascoltarti, dillo alla Chiesa." (Mt. 18,15/17). 
Cristo non solo ha proibito di giudicare il prossimo, ma esige la predisposizione a perdonare le offese ricevute. 
REGOLA TRINITARIA: "Se qualche frate avesse mancato nei confronti di un altro frate, cioè contro un altro frate e lo sappia solo chi ha ricevuto l'offesa, questi sopporti pazientemente anche se è innocente; e quando gli animi si saranno calmati, ammonisca e riprenda l'altro con dolcezza ed in modo fraterno da solo a solo fino a tre volte, perché faccia penitenza dì ciò che ha commesso, e si astenga in seguito da simili mancanze. Se non gli avrà dato ascolto, lo dica al Ministro e questi lo riprenda in segreto, secondo quello che vedrà conveniente al suo bene" (dal cap. 23). 
I frati della casa della santa Trinità devono fare della correzione fraterna, dettata dal Vangelo, un sistema di vita.

SCHEDA N°7. 
VANGELO: "Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine o la tignola consumano e dove i ladri sfondano e rubano" (Mt. 6, 19). 
I seguaci dì Cristo non fanno della ricchezza, a tutti i costi, lo scopo della loro vita. 
REGOLA TRINITARIA: "Non è consentito loro (ai frati) deposito di oro, di argento o di denaro" (cap. 35). 
I frati della casa della Santa Trinità vivono nella fiducia nella Divina Provvidenza, per questo non hanno bisogno di accumulare ricchezze.

SCHEDA N°8 
VANGELO: "Io però vi dico non giurate mai, né per il cielo, perché è trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi" (Mt. 5,34/35). 
Il cristiano deve essere amante della verità e della giustizia, non ha bisogno di spendere altre parole per essere creduto. 
REGOLA TRINITARIA: "Non facciano (i frati) giuramenti, se non per grandi necessità con il permesso del Ministro o per ordine del loro vescovo o di altri che faccia le veci della Sede Apostolica, e ciò per causa giusta e onesta" (Cap. 33). 
Il giuramento è un impegno di un uomo davanti ad altri uomini; i frati della casa della santa Trinità impegnano la loro vita con la Trinità per il servizio ai poveri.

SCHEDA N°9 
VANGELO: "No, io vi dico, ma se non fate penitenza voi perirete tutti" (Luca. 13,3). 
L'egoismo porta all'accaparramento e allo sfruttamento, che sono motivo di grettezza morale e causa di disfunzione per la società. 
REGOLA TRINITARIA: "Dormano in stoffa di lana, così da non avere nelle proprie case - tranne che por gli ammalati - lettiere morbide o materassi (dal cap. 7) – “Nulla comprino por il vitto tranne il pane e il companatico - ossia fave, piselli e legumi del genere - gli ortaggi, l'olio, il latte, i formaggio e la frutta. Ma non è lecito comprare né carni né pesci né vino se non por i bisogni degli infermi o di deboli o dei poveri” (dal cap. 13). 
La penitenza nelle case della santa Trinità è un'offerta spontanea a Dio, non un inutile o nociva sofferenza. Essa vale solo per le persone sane e forti.

SCHEDA N°l0 
ECCLESIASTICO: "Il saggio sa stare in silenzio fino al tempo propizio” (20,6). 
Solo se si vive nel silenzio si può ascoltare la voce di Dio che porta saggezza ed amore. 
REGOLA TRINITARIA: “Osservino il silenzio sempre nella loro chiesa, sempre nel refettorio, sempre nel dormitorio. È però loro permesso parlare di cose necessarie in altri luoghi, in tempi adatti, a bassa voce, con umiltà e decoro (dal cap. 19). 
Il clamore copre i gemiti di coloro che soffrono. L'orecchio dei frati della casa della santa Trinità è teso ad ascoltare il pianto di chi soffre.

SCHEDA N°11
opere di misericordiaTOBIA: "È meglio la preghiera col digiuno e l'elemosina con giustizia, che la ricchezza con l'iniquità (12,8). 
La preghiera, il digiuno e la solidarietà sono forieri di giustizia e di pace, la ricchezza reca spesso iniquità e lutto. 
REGOLA TRINITARIA: “Digiunino dal 13 settembre il lunedì, il mercoledì, il venerdì ed il sabato, a meno che non capiti una festa solenne, fino a Pasqua: in modo però che, dall'avvento fino alla Natività del Signore e dalla quinquagesima fino a Pasqua, eccettuato le domeniche, digiunino con cibi quaresimali; facciano similmente altri digiuni, che la Chiesa è solita celebrare (dal cap. 11). 
I frati della casa della santa Trinità si preparano con la preghiera ed il digiuno alle grandi solennità della Chiesa per meglio comprendere chi è costretto a vivere negli stenti; solo così possono contribuire a realizzare la giustizia sociale predicata da Cristo, che è fatta di solidarietà.

SCHEDA N°12 
SAN PAOLO: "Difatti, proprio mentre eravamo fra voi, noi vi abbiamo dato questo ordine: chi non vuol lavorare, non mangi (1 Tess. 3,10). 
Il parassitismo o l'assistenzialismo non sono per i seguaci di Cristo. Essi onorano il lavoro, anche se non ne fanno un dio sostitutivo della Trinità in cui credono fermamente. 
REGOLA TRINITARIA: "Nessun frate laico o chierico sia possibilmente senza una sua mansione. Ma se qualcuno non volesse lavorare pur essendone in grado, lo si obblighi a lasciare il suo posto, poiché l'Apostolo dice: "Chi non vuole lavorare, neppure mangi” (cap. 18). 
Il lavoro è fonte di sussistenza per se stessi, e procura i mezzi per aiutare i fratelli bisognosi.